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STUDIO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA - Dott. Renato Montemurro
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PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE.

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ANCHE ON-LINE {T.C.C., Psicoterapia Dinamica Breve, Training Autogeno,T.A.S., Biofeedback.}

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{ Training Autogeno di base,Training Autogeno Superiore T.A.S., Ipnosi }

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TRAINING AUTOGENO.

T.A. IL TRAINING AUTOGENO E LA GESTIONE DELLO STRESS 

TRAINING AUTOGENO

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(Schultz)
Con il termine Training Autogeno si definisce un metodo che consente di affrontare in modo più adeguato gli stress della vita quotidiana.


Si potrebbe pensare al Training Autogeno come ad una tecnica che serve solo perrilassarsi, ma non è così o meglio non esattamente. In realtà il T.A. è una tecnica di cambiamento che produce in chi lo pratica, delle reali modificazioni sia a livello fisiologico (sistema neurovegetativo), sia a livello psicologico (vissuto emotivo). Il rilassamento è da considerarsi la condizione necessaria per accedere ai veri e propri esercizi del T.A. E' una tecnica che tramite il rilassamento può fare conseguire, in tempi ragionevolmente brevi, apprezzabili modificazioni dell' unità corpo-mente ed incidere in modo decisivo sui disturbi psicosomatici e di angoscia (stress). Attraverso il raggiungimento di uno stato di distenione che la persona acquisisce, si produce il contemporaneo modificarsi di funzioni psichiche e somatiche tra cui il tono muscolare, la funzionalità cardio vascolare, l' attività polmonare, l'equilibrio neurovegetativo e lo stato di coscienza. Si ottengono quindi modificazioni in senso opposto a quelle provocate da uno stato di tensione, di ansia e di stress.
IL Training Autogeno è una metodica che è possibile apprendere per il beneficio di tutte quelle situazioni in cui è coinvolto l'apparato PsicoSomatico.

Training significa allenamento, cioè apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva, particolarmente studiati e concatenati, allo scopo di portare progressivamente al realizzarsi di spontanee modificazioni psicofisiche.

Quando si apprende il Training Autogeno, da professionisti nel campo della psicologia e della psicoterapia, si possono avere effetti positivi su disturbi quali: disturbi del sonno, emicranie, cefalee, difficoltà respiratorie, tachicardie, gastrite, colite, ulcera gastrica, asma bronchiale, balbuzie, tosse psicogena, tic, astenia, encopresi, turbe comportamentali, acufene, ipercinesi, disturbi alimentari, dipendenze, disturbi sessuali quali eiacullazione precoce, impotenza, anorgasmia, vaginismo, enuresi, incontinenza, in dermatologia, in ostetricia, preparazione al parto e alla maternità. Miglioramento delle capacità cognitive come: la memoria, la capacità di concentrarsi, la capacità a non lasciarsi distrarre da fattori disturbanti, gestione di pensieri disturbanti.  


 IL TRAINING AUTOGENO SOMATICO O INFERIORE, IL T.A.; IL TRAINING AUTOGENO SUPERIORE, IL T.A.S.

Il metodo del T.A. somatico o ciclo inferiore ricalca un approccio Cognitivo-Comportamentale, invece, nel ciclo degli esercizi superiori (T.A. superiore o T.A.S.) attraverso l’immaginario autogeno, recupera l’approccio psicoanalitico e ci consente di fare “un tuffo dentro di se’”. In realtà abbiamo due anime del T.A. La prima ci aiuta a ritrovare un nuovo rapporto con il nostro corpo, riportandoci con l’IO corporeo ritrovato a sensazioni molto antiche e stratificate nell’inconscio, ma anche molto nuove, reinsegnandoci a vivere il corpo come un luogo di benessere e di profonda intimità. Possiamo attraverso il T.A.S., prima sedare il corpo, poi lo dimentichiamo ed infine saremo più ricettivi, cioè con meno difese alle immagini che “sgorgheranno” dentro di noi. La Psicoterapia autogena prevede il T.A. di base e il T.A.S. come mezzi per migliorare prima il rapporto col corpo ed indagare poi le nostre problematiche inconsce. Il percorso consiste in : Una buona indagine anamnestica ed inquadramento della personalità (depressiva, isterica, ossessiva, border-line, schizoide); Stabilire l’Alleanza Terapeutica ed analizzare, gli aspetti più conflittuali o problematici della personalità; Proporre il T.A. e farlo eseguire in maniera corretta; Infine approdare, dopo un periodo di esercizi di visualizzazzione, al T.A.S. ed iniziare con l’esercizio dei colori, per poi passare ad altri esercizi.

Autogeno significa che si "instaura di per sé", infatti è stato dimostrato che, con l'adeguato e costante allenamento, queste sensazioni sono presenti in tutti.
Gli esercizi del Training Autogeno hanno lo scopo di far raggiungere lo stato Autogeno che è una condizione di passività assoluta, priva di atti volitivi, realizzata nell'indifferente contemplazione di quanto spontaneamente accade in se stessi.
Il T.A. di base, consiste in sei esercizi somatici che comprendono le principali aree di funzionamento del nostro corpo e sono e corrispondono ai parametri dell'ansia:
In conseguenza dell'apprendimento di questo nuovo ed insolito atteggiamento si sviluppano spontaneamente nella persona modificazioni globali di senso opposto a quelle provocate da uno stato di tensione, di ansia, di stress, di crisi.
1.        pesantezza (detemina uno stato di rilassamento dell'apparato muscolare);
2.        calore (apparato circolatorio, termoregolazione del corpo, determina vaso dilatazione periferica);
3.        cuore (migliora la funzionalità dell'apparato cardiovascolare);
4.        respiro (produce un miglioramento della funzione respiratoria);
5.        plesso solare (produce un aumento del flusso sanguigno: reni, fegato, intestino tenue, intestino crasso, pancreas);
Si tratta, cioè, di una tecnica antistress che, a differenza di altre metodiche distensive, favorisce modificazioni a carico delle funzioni corporee e mentali coinvolgendo l'intero asse neuroumorale con conseguente effetto distensivo a livello centrale e quindi sulla globalità dell'unità somato – psichica dell'individuo. La tecnica di Schultz modifica progressivamente la personalità consentendo il pieno utilizzo delle proprie potenzialità latenti.          
6.        fronte fresca (produce benefici nella regione encefalica. A livello fisiologico, la sensazione della fronte fresca è determinata da una leggera vasocostrizione nella zona della fronte, che unita alla contemporanea vasodilatazione e rilassamento dei muscoli del resto del corpo, produce nell'individuo un effetto rilassante, sensazione simile di fresca brezza sulla fronte).
 COMPILARE IL PROTOCOLLO ALLA FINE DEGLI ESERCIZI.

L’obiettivo diretto e immediato del T.A. è il rilassamento; attraverso il raggiungimento di uno stato di distensione che la persona realizza autonomamente. Oltre il rilassamento, si produce il contemporaneo modificarsi di funzioni psichiche e somatiche tra cui il tono muscolare, la funzionalità cardio-vascolare, l’attività polmonare, l’equilibrio neurovegetativo e lo stato di coscienza. Si ottengono quindi modificazioni in senso opposto a quelle provocate da uno stato di tensione, di ansia e di stress.
In definitiva il T.A. tende a raggiungere uno stato di calma psichica e di rilassamento neuro-muscolare, ripristinando così il benessere psicofisico dell’individuo. Si mette in atto un allenamento contrapposto alla tensione.
Il Training Autogeno agisce in modo opposto allo stress. I suoi effetti dipendono soprattutto da una parte del cervello chiamata "formazione reticolare ascendente".
Scopo ed obiettivo del Training Autogeno è quello di permettere la sedazione ed il controllo dell'ansia e di ottenere, con un sapiente allenamento, un progressivo mutamento dell'unità biopsichica facilitando il recupero delle energie psicofisiche, il controllo della emotività, una migliore funzionalità dell'apparato cardiocircolatorio, respiratorio ed un maggior equilibrio neurovegetativo.
La Formazione reticolare ascendente (F.R.A.) è un insieme di strutture nervose situate nel tronco dell'encefalo ed è in collegamento con tutti i nervi della sensibilità esterocettiva (tattile, pressoria, dolorifica, termica), propriocettiva (muscoli e tendini), interocettiva (visceri e vasi sanguigni). La F.R.A. raccoglie tutti i dati provenienti dalla periferia del corpo, che a sua volta li registra dall'ambiente esterno, e li invia al cervello che poi provvede a reagire. In situazioni di stress questa struttura porta informazioni ed il cervelloè investito da stimoli e la persona  è in uno stato di allerta e vigile, controllato anche quando non esiste un reale stato di allerta. .
Il  T. A. può essere molto efficace per chi lo pratica con costanza, ma richiede anche motivazioni profonde, senza le quali l'allenamento risulta essere poco o inefficace. Chi spera di ottenere i risultati descritti sopra senza fare un po' di sforzo sbaglia.
Le difficoltà intrinseche della tecnica sono superabili con l'addestramento appreso con l’aiuto di un professionista, che valuta le controindicazioni  le difficoltà le resistenze, le difese che emergono nell’apprendere gli esercizi che verranno di volta in volta analizzate. La mancanza di fiducia in ciò che si sta facendo, il disimpegno personale ( non ho tempo…) e il volere ottenere tutto e subito sono ostacoli che spesso vanificano i risultati.

Con il termine ansia non ci si riferisce a qualcosa di precisamente identificato: si è ansiosi per l'incertezza di una situazione prevista o per la minaccia di una situazione imprevedibile. Spesso l'ansioso non percepisce comportamenti utili ad allontanare l'ansia: non vi è chiarezza sugli atti da compiere. La paura a differenza dell'ansia, ha un oggetto e prevede canali di fuga. Il termine angoscia invece viene usato per indicare un'ansia più accentuata e venata di crisi depressive o di disperazione.
Ambiente: Deve essere tranquillo, confortevole, non rumoroso, in penombra.
Abbigliamento: Non deve essere costrittivo, quindi togliere cinte, orologi, occhiali, lenti a contatto e scarpe.
Si inizia con il primo esercizio e quando lo si è appreso, si aggiungono gli altri.

Dott. Renato Montemurro
Durata: Una esercitazione non supera i 10-15 minuti. Va praticata sistematicamente, almeno due-tre volte al giorno nelle prime settimane di allenamento.

TRAINING AUTOGENO PER BAMBINI

TRAINING AUTOGENO PER BAMBINI E ADOLESCENTI
 Le applicazioni del training autogeno nell'infanzia e nell'età evolutiva, sono innumerevoli e consentono di avvicinarsi a bambini che manifestano disagio o problematiche specifiche dello sviluppo, favorendo il rilassamento in generale, per scaricare lo stress e le tensioni emotive fino ad alleviare o determinare la graduale scomparsa di alcuni problemi che si manifestano soprattutto con sintomi somatici o comportamentali.
Praticando tali esercizi si possono elaborare problematiche di ansia e di stress che si manifestano a livello organico, familiare, scolastico o sociale, poiché essi tendono a migliorare il contatto con le sensazioni fisiche e conseguentemente con i vissuti interiori, di rilassamento e sicurezza. I disturbi tipici dello stress infantile che vengono migliorati e per cui questo metodo si rivela utile comprendono gli stati di agitazione che possono essere manifestati attraverso sintomi di:
• enuresi (qualora essa compaia contestualmente o poco dopo sconvolgimenti psichici e non sia legata ad accertabili anomalie organiche transitorie o permanenti);
• ipersensibilità a rumori o a stimoli sociali (es. presenza di estranei);
• eccessiva sudorazione o rossore, spesso associati ad insicurezza o rabbia, durante le interazioni con altri bambini o durante le attività ludiche, scolastiche o sportive;
• irrequietezza diurna;
• insonnia, con o senza incubi e terrori notturni;
• crisi di pianto e di capricci frequenti ed immotivate;
• difficoltà scolastiche legate a mancanza di concentrazione, di memoria oppure a facile comparsa di stanchezza;
• disturbi transitori nello sviluppo del linguaggio generati o aggravati da cause psicologiche (es. ritardo nella comparsa del linguaggio, balbuzie, difetti di pronuncia e tendenza a mantenere il linguaggio infantile);
• disturbi gastrointestinali, come diarrea o stitichezza, non legati a cause patologiche ed associati a stati di tensione oppure a particolari fasi dello sviluppo che tendono a generare angoscia (arrivo di un fratellino-sorellina, ingresso a scuola, mutamenti di abitudini e stili di vita, cambiamenti di residenza, sostituzione di educatori ed altre figure affettive con cui il bambino intrattiene interazioni quotidiane, ecc.);
• tutti i problemi che si manifestano a livello fisico ma che, una volta escluse cause fisiologiche, compaiono in concomitanza di fattori di stress (es. tosse nervosa,
bruxismo, febbre lieve ripetuta in occasione del rientro a scuola, di esami o di competizioni sportive).

L'ansia è un fenomeno naturale: è lo stato di allarme, attenzione e vigilanza che segue a un primo vago segnale di pericolo e precede il manifestarsi del pericolo. L'ansia nasce sulla base della sensazione di una possibile minaccia per la sicurezza fisica, l'integrità della personalità, la continuità dell'esistenza. Esistono circostanze reali di incertezza che giustificano l'ansia in qualsiasi persona. L'ansia sconfina nel "patologico" quando, oltre ad essere svincolata da circostanze immediate interpretabili come ansiogene, è di tale persistenza e gravità da bloccare reazioni utili al soggetto e da ostacolare le attività ordinarie della sua vita quotidiana.

IPNOSI: COSA E', COSA NON E'

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Le espressioni somatiche dell'ansia consistono in sudorazione, modificazione del diametro della pupilla, aumento di frequenza del battito cardiaco e della respirazione, pallore, secchezza della gola, esigenza di urinare, disturbi funzionali gastrici e intestinali (diarrea, vomito, ecc.).
Propedeutico all'apprendimento del Training Autogeno è l'esercizio di rilassamento frazionato di O. Vogt di facile esecuzione e senza alcuna controindicazione, con il quale è possibile ottenere un buon livello di calma e equilibrio psicosomatico. Il riferimento neuropsicologico è al concetto di ideoplasia e alla disattivazione corticale motoria.

Cosa non è l’ipnosi?

 L’ipnosi non è una cura ma un insieme di metodiche che possono essere usati/e per alterare lo stato di coscienza di una persona. Vista,udito, tatto, stimolare con una certa modalità, questi organi di senso possono undurre lo stato d'ipnosi

L'IPNOSI CLINICA.

 Freud rifiuta l'ipnosi per due motivi:
1. Perchè ha effetto temporaneo come più volte sottolinea
2. Per il semplice fatto che l'ipnosi è una tecnica che stimola principalmente il subconscio, ma per guarire dalle nevrosi si dovrebbe agire invece nello stato vigile, in modo da superare le proprie paure, i propri dubbi e i propri problemi.

Dopo aver appreso le posture di predisposizione alla calma e introdotto le formule mentali di calma, si lascia scivolare il pensiero lungo il corpo risalendo poi gradualmente con riepiloghi frazionati. L'esercizio consente di ottenere un buon rilassamento muscolare e serenità mentale tali da poter affrontare le situazioni di stress con risposte adeguate alla realtà degli stimoli negativi. L'esercizio termina con una tipologia di ripresa rapportata al problema da affrontare e quindi differenziata fra ripresa energica ovvero lenta.

L'ipnosi serve per conoscere le cause ma non a superarle, per Freud l'ipnosi non serve per curare, per risolvere il problema.  L’ipnosi fa male?

L’ipnosi è di per se innocua. Tuttavia vi sono situazioni in cui non va usata, così come altre in cui può essere impiegata evitando però l’applicazione di certe tecniche e adottando un’adeguata condotta.
Essa è generalmente controindicata in presenza, nell’individuo, di problematiche psicologiche profonde ovvero quando l’Io è debole o sono presenti forti conflitti inconsci. In questo caso, l’ipnosi potrebbe arrivare ad aggravare lo stato psicopatologico. Dal momento che è una tecnica che dissocia i due emisferi cerebrali, essa è controindicata a coloro che soffrono di disturbi, borderline, di personalità, di possibile scompenso psicologico del pensiero, problemi  psichiatrici. Da evitare anche il suo utilizzo per l’eliminazione di sintomi somatici, espressione di meccanismi di difesa e di compensazione, quali certe diarree e ipertensioni; infine è sconsigliabile l’induzione di conflitti e di regressioni di età in pazienti ipertesi, ipertiroidei, cardiopatici di una certa gravità in cui le emozioni violente possono avere gravi ripercussioni.
Seppure le controindicazioni non siano molte, è comunque necessaria un’adeguata informazione sia da parte di chi viene indotto all’ipnosi sia da parte di chi la induce.

Dott. Alessandro Sirolli

IMPIEGHI DELL’IPNOSI

Responsabile del Centro Diurno Psichiatrico

L’ipnosi si è rivelata molto utile in ostetricia, anestesiologia, chirurgia ed odontoiatria con finalità diverse.

Dipartimento di Salute Mentale A.s.l. 04 L'Aquila

Ipnosi e ostetricia. In ostetricia l’ipnosi può rappresentare un valido aiuto sia nel periodo della gestazione che al momento della nascita, eventi che possono essere vissuti con grande calma, serenità, fiducia in sé stesse, se si è riusciti a stabilire il giusto equilibrio psicosomatico, a facilitare lo scarico delle pulsioni aggressive e potenziare le motivazioni attraverso una condotta attiva e cosciente. L’ipnosi può inoltre consentire di vincere i disturbi legati alla nausea, vomito, ansia, insonnia e la componente “dolore” legata al parto.

Quello a cui opponi resistenza persiste.

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 DOMANDE FREQUENTI

 Molto spesso dalle persone che richiedono un intervento di IPNOSI TERAPEUTICA, mi sento rivolgere delle domande che costantemente ripetono elementi simili. Cercherò di fare del mio meglio per chiarire nel modo più semplice possibile, sperando di eliminare la confusione che genera spesso perplessità sull’IPNOSI, materia estremamente delicata e motivo di scorretta manipolazione culturale.

"Quello a cui opponi resistenza persiste” è una citazione che appartiene allo psicoanalista e antropologo svizzero Carl Gustav Jung, e attraverso la quale egli ci spiega come tutto ciò che non abbiamo portato alla coscienza e che quindi non abbiamo accettato interiormente, torna sotto forma di destino nel mondo esteriore. Cosa significa esattamente? Significa che non ha senso opporre continuamente resistenza in tutto ciò che si presenta nella nostra quotidianità, sperando così di poter vivere una vita migliore o addirittura migliorare il mondo, è tutto inutile. Per “vedere” dei cambiamenti nella nostra vita e nel mondo nel quale viviamo, dobbiamo entrare in un nuovo stato di coscienza, che non tende a opporre resistenza, ma tende ad accettare ciò che noi in realtà vogliamo. Perché sembra un paradosso, sembra una situazione tragicomica, ma se ci fate caso, vi accorgerete come noi tendiamo a dare importanza a ciò che in realtà non vogliamo, quindi opponiamo resistenza, e così facendo stiamo indirizzando la nostra energia, la nostra concentrazione, le nostre attenzioni, verso ciò che… NON vogliamo!

 La gente crede che per eliminare un problema sia necessario concentrarsi su di esso; ma tutto ciò è fuori luogo, che senso ha per noi focalizzare tutta la nostra energia per quel particolare problema anziché concentrarci sulla soluzione? In tutto ciò mi viene in mente la geniale affermazione di Madre Teresa di Calcutta quando la invitarono ad una manifestazione contro la guerra e rispose: “Non prenderò mai parte a una manifestazione contro la guerra, ma se ne organizzate una a favore della pace invitatemi”. Questo significa “non opporre resistenza”, che non vuol dire tralasciare il problema come in molti suppongono, ma significa focalizzare l’attenzione, quindi pensieri ed energia, in ciò che è la soluzione del problema. Invece di essere contro la guerra, siate a favore della pace, invece di essere contro il terrorismo, siate a favore dell’integrazione. Avrete notato, ad esempio, che alle elezioni politiche vince quasi sempre il candidato a cui la gente è spesso contraria! E secondo voi, perché succede?

Che cos’è l’Ipnosi?

L’IPNOSI é uno stato di coscienza particolare durante il quale è possibile apprendere inconsciamente nuovi modelli mentali, affettivi ed emotivi che portano alla modificazione dei comportamenti inadeguati, alla cura dei disturbi psicosomatici e psicodinamici.
L’IPNOSI CLINICA agisce grazie alle leggi naturali della commutazione e del monoideismo, dello sviluppo del pensiero positivo e creativo che è il principio fondamentale del nostro inconscio conservativo ed evolutivo nei suoi aspetti bio e psicogenetici.

 Ricorda: “Quello A Cui Opponi Resistenza Persiste” .

Stefano Abrate

HR Director Italy, Greece & Turkey at Resources Italy

Come si fa ad indurre l’Ipnosi in una persona?

 Le tecniche per indurre l’IPNOSI (ipnotismo) sono molte, variano da cultura a cultura e da persona a persona nel rispetto del suo stile di vita. Possono essere tecniche dirette o brevi, quali la fissazione (fascinazione) o un comando diretto, oppure tecniche indirette agite attraverso precise sequenze di modelli di comunicazione che comunque inducono il pensiero a centrarsi solo sulla propria persona.

Durante l’Ipnosi ci separiamo dalla nostra coscienza?

 Durante l’IPNOSI si rimane sempre coscienti solo che si percepisce con un diverso stato di conoscenza, viene cioè accentuata l’attenzione e la percezione sui fenomeni emotivi, affettivi e psicosomatici. Tutto è centrato all’interno del Sé conscio ed inconscio, tutto ciò che è esterno e che circonda la persona in stato d’IPNOSI non la interessa.

Si dorme durante l’Ipnosi?

 Dalle ricerche in elettroencefalografia si evidenzia che l’IPNOSI non è sonno. Sono frequenze completamente diverse poiché in IPNOSI le onde alfa aumentano, nello stato di sonno diminuiscono, quindi la persona in IPNOSI diviene molto più attenta a ciò che accade all’interno della sua psiche e del suo corpo ed agli effetti generati della catarsi di emozioni attuali o del passato.

Chiunque può entrare in Ipnosi?

 Non possono entrare in IPNOSI le persone che presentano gravi malattie mentali o lesioni neurologiche che producono disturbi alla concentrazione, altrimenti tutti i soggetti possono accedere all’IPNOSI, ognuno attraverso il percorso che è più congeniale al suo stile di vita ed alla sua personalità.

È vero che si dimentica tutto ciò che è successo durante l’Ipnosi?

 L’amnesia post-ipnotica è una precisa tecnica che serve solo in alcuni casi ma spesso più per la dimostrazione scientifica di tecniche speciali che non per la pratica psicoterapeutica. Secondo la mia personale esperienza ed il metodo usato, il soggetto che tende a dimenticare spontaneamente può in realtà raggiungere un livello di IPNOSI più profonda, ma ciò non significa che questa IPNOSI sia stata più terapeutica. È mia abitudine far partecipare attivamente in modo sincronico le attività sia del conscio che dell’inconscio (emisfero destro ed emisfero sinistro). La persona è molto più collaborativa e disponibile per riorganizzare ed armonizzare gli aspetti più latenti, occulti e spesso indesiderati della propria personalità: ha la sensazione di essere più accettata, più partecipe. Anche se permane il ricordo dell’esperienza vissuta durante l’IPNOSI cambia il modo di percepire la qualità delle emozioni o delle conflittualità che si sono, in parte o del tutto, diluite o armonizzate.

Quali sono i segni per sapere se una persona è in Ipnosi?

 Molte sono le condizioni ed i segnali per verificare lo stato d’IPNOSI. Fra le verifiche più classiche (che personalmente non ho mai usato) vi è la puntura di un ago sul dorso della mano che non provoca dolore, oppure la catalessia di un arto, o la distorsione temporale durante la regressione dell’età. Ma tutte queste tecniche appartengono ad un passato accademico o agli spettacoli teatrali. Quando la persona si trova in stato d’IPNOSI CLINICA E TERAPEUTICA questa lo comunica attraverso una precisa e sua propria modalità personale. Percepisce che dentro di lei si è aperta una diversa consapevolezza come se venisse a trovarsi davanti ad una nuova dimensione, una maggiore fluidità emotiva, o al dissolversi di blocchi emotivi che sono causa di sofferenza e lo comunica in modo diverso: con emozioni diverse, con postura diversa, con parole diverse.
Certo occorre l’esperienza per poter distinguere i diversi livelli d’IPNOSI raggiunta.

Io penso di non essere ipnotizzabile. Sono certo che non riuscirà ad ipnotizzarmi .

 È la stessa domanda ed osservazione, o forse sfida, che mi sono posto quando frequentavo la Scuola di Specializzazione in Ipnosi: ero così sicuro di non essere ipnotizzato o ipnotizzabile, e quindi di poter resistere all’insegnante o quantomeno gestire con la mia consapevolezza, quando mi accorsi che, mentre la mia parte conscia analizzava e criticava in modo attento e discriminante, la mia parte inconscia stava già manifestando segni di apertura e cambiamento. Mi trovai a vivere un’emozione dell’infanzia con tutta la sua qualità espressiva, i movimenti del corpo si erano modificati nel senso che non rispondevano più ai miei ordini coscienti, ma seguivano le comunicazioni dell’insegnante. Imparai così che non serve a niente resistere, anzi, la resistenza conscia facilita l’ipnotismo. Certamente deve esistere un rapporto di fiducia perchè dalla tecnica dell’induzione dell’IPNOSI (ipnotismo) si possa continuare Il percorso terapeutico con l’IPNOSI CLINICA di modo che la persona possa lasciarsi andare per esplorare e curare ciò che giace nel profondo della sua personalità.

Può un ipnoterapeuta indurre il soggetto ipnotizzato ad agire contro la sua volontà nel corso della terapia?

Ciò è possibile se la volontà inconscia dell’ipnotizzato è concordante con la richiesta dell’Ipnoterapeuta altrimenti ciò è impossibile. A questo riguardo riporto sempre come esempio illuminante l’episodio che accadde al grande maestro di Ipnosi Charcot durante una dimostrazione all’università. Egli indusse ad una religiosa lo stato di trance ipnotica e pose sulle sue mani dei carboni ardenti: ella non reagì, né riportò alcuna lesione né ustione, ma quando tentarono di alzarle le gonne ella immediatamente uscì dalla trance ipnotica reagendo quindi secondo la sua volontà e la sua personalità profonda.
E così è in ogni situazione.

 Freud rifiuta l'ipnosi per due motivi:
1. Perchè ha effetto temporaneo come più volte sottolinea
2. Per il semplice fatto che l'ipnosi è una tecnica che stimola principalmente il subconscio, ma per guarire dall'isteria si dovrebbe agire invece nello stato vigile, in modo da superare le proprie paure, i propri dubbi e i propri problemi.

L'ipnosi serve per conoscere le cause ma non a superarle, per Freud l'ipnosi non seve per curare, per risolvere il problema.

catarsi 

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1 Secondo Aristotele, riequilibrio degli eccessi passionali suscitati nell'animo dello spettatore dalla rappresentazione tragica

2 estens. Liberazione dagli aspetti negativi della realtà, compiuta dall'opera d'arte

 La parola catarsi è di origine greca: κάϑαρσις voleva dire “purificazione”, e il verbo (καϑαρω) da cui il sostantivo è disceso significava “purificare”. La purificazione toccò il corpo e l’anima, come per i pitagorici, e fu allora una decontaminazione e un’elevazione morale (ascesi) rese possibili dallo svolgimento di un rito, oppure interessò la sola anima, come per Platone e Aristotele. Il primo fu nemico della poesia tragica, perché riteneva che allontanasse dalla verità e dalla conoscenza, il secondo ne esaltò le proprietà “terapeutiche”.

Per Aristotele la catarsi era la purificazione dalle proprie passioni di chi assisteva alla rappresentazione di una tragedia, poiché l’arte drammatica era per lui imitatrice della realtà e, riproducendone fatti gravi, sanguinosi o luttuosi, li “sublimava” in un sentimento di pietà e di terrore insieme, ponendo in qualche modo rimedio alle angosce quotidiane.

In ambito psicanalitico e psicoterapeutico, infine, la catarsi è la liberazione da un trauma o un conflitto interiore (o da una qualunque altra analoga forma di disagio), un’evacuazione che si attua facendo riaffiorare alla mente del paziente ciò che ha prodotto quel conflitto o quel trauma.
È interessante notare la presenza, nelle diverse scuole che hanno tentato di cogliere il valore più profondo del concetto di catarsi aristotelica, di tutte e tre le componenti di significato indicate: etica, medica, estetica. Il termine κάϑαρσις, in un’interpretazione molto comune, sarebbe un grecismo della medicina, e ciò porterebbe a ritenere che la catarsi, nel liberare dalle passioni, funzionasse come una “medicina omeopatica” (Nazzareno Luigi Todarello, Le arti della scena. Lo spettacolo teatrale in Occidente da Eschilo al trionfo dell’opera, Novi Ligure (AL), Latorre, 2006, p. 57). Per numerosi altri, che ne hanno rilevato piuttosto il carattere morale, la catarsi è da intendersi come «una via verso la moderazione più che una espulsione della passionalità intesa come malattia» (ibid.).

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