PSICOTERAPIE BREVI {T.C.C., Psicoterapia Dinamica Breve, Training Autogeno,T.A.S., Biofeedback}.

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TRAINING AUTOGENO.

TRAINING AUTOGENO.

T.A. IL TRAINING AUTOGENO E LA GESTIONE DELLO STRESS 


Si potrebbe pensare al Training Autogeno come ad una tecnica di rilassamento ma non è così... o meglio non esattamente. In realtà il T.A. è una tecnica di cambiamento che produce nel praticante delle reali modificazioni sia a livello fisiologico (sistema neurovegetativo), sia a livello psicologico (vissuto emotivo). Il rilassamento è da considerarsi la condizione necessaria per accedere ai veri e propri esercizi del T.A. E' una tecnica che tramite il rilassamento può fare conseguire, in tempi ragionevolmente brevi, apprezzabili modificazioni dell' unità corpo-mente ed incidere in modo decisivo sui disturbi psicosomatici e di angoscia (stress). Attraverso il raggiungimento di uno stato di distenione che la persona acquisisce, si produce il contemporaneo modificarsi di funzioni psichiche e somatiche tra cui il tono muscolare, la funzionalità cardio vascolare, l' attività polmonare, l'equilibrio neurovegetativo e lo stato di coscienza. Si ottengono quindi modificazioni in senso opposto a quelle provocate da uno stato di tensione, di ansia e di stress.
IL Training Autogeno è una metodica che è possibile apprendere per il beneficio di tutte quelle situazioni in cui è coinvolto l'apparato PsicoSomatico.

Quando si apprende il Training Autogeno, da professionisti nel campo della psicologia e della psicoterapia, si possono avere effetti positivi su disturbi quali: disturbi del sonno, emicranie, cefalee, difficoltà respiratorie, tachicardie, gastrite, colite, ulcera gastrica, asma bronchiale, balbuzie, tosse psicogena, tic, astenia, encopresi, turbe comportamentali, acufene, ipercinesi, disturbi alimentari, dipendenze, disturbi sessuali quali eiacullazione precoce, impotenza, anorgasmia, vaginismo, enuresi, incontinenza, in dermatologia, in ostetricia, preparazione al parto e alla maternità. Miglioramento delle capacità cognitive come: la memoria, la capacità di concentrarsi, la capacità a non lasciarsi distrarre da fattori disturbanti, gestione di pensieri disturbanti.  


 IL TRAINING AUTOGENO SOMATICO O INFERIORE, IL T.A.; IL TRAINING AUTOGENO SUPERIORE, IL T.A.S.

Il metodo del T.A. somatico o ciclo inferiore ricalca un approccio Cognitivo-Comportamentale, invece, nel ciclo degli esercizi superiori (T.A. superiore o T.A.S.) attraverso l’immaginario autogeno, recupera l’approccio psicoanalitico e ci consente di fare “un tuffo dentro di se’”. In realtà abbiamo due anime del T.A. La prima ci aiuta a ritrovare un nuovo rapporto con il nostro corpo, riportandoci con l’IO corporeo ritrovato a sensazioni molto antiche e stratificate nell’inconscio, ma anche molto nuove, reinsegnandoci a vivere il corpo come un luogo di benessere e di profonda intimità. Possiamo attraverso il T.A.S., prima sedare il corpo, poi lo dimentichiamo ed infine saremo più ricettivi, cioè con meno difese alle immagini che “sgorgheranno” dentro di noi. La Psicoterapia autogena prevede il T.A. di base e il T.A.S. come mezzi per migliorare prima il rapporto col corpo ed indagare poi le nostre problematiche inconsce. Il percorso consiste in : Una buona indagine anamnestica ed inquadramento della personalità (depressiva, isterica, ossessiva, border-line, schizoide); Stabilire l’Alleanza Terapeutica ed analizzare, gli aspetti più conflittuali o problematici della personalità; Proporre il T.A. e farlo eseguire in maniera corretta; Infine approdare, dopo un periodo di esercizi di visualizzazzione, al T.A.S. ed iniziare con l’esercizio dei colori, per poi passare ad altri esercizi.

Il T.A. di base, consiste in sei esercizi somatici che comprendono le principali aree di funzionamento del nostro corpo e sono e corrispondono ai parametri dell'ansia:
1.        pesantezza (detemina uno stato di rilassamento dell'apparato muscolare);
2.        calore (apparato circolatorio, termoregolazione del corpo, determina vaso dilatazione periferica);
3.        cuore (migliora la funzionalità dell'apparato cardiovascolare);
4.        respiro (produce un miglioramento della funzione respiratoria);
5.        plesso solare (produce un aumento del flusso sanguigno: reni, fegato, intestino tenue, intestino crasso, pancreas);
6.        fronte fresca (produce benefici nella regione encefalica. A livello fisiologico, la sensazione della fronte fresca è determinata da una leggera vasocostrizione nella zona della fronte, che unita alla contemporanea vasodilatazione e rilassamento dei muscoli del resto del corpo, produce nell'individuo un effetto rilassante, sensazione simile di fresca brezza sulla fronte).
 COMPILARE IL PROTOCOLLO ALLA FINE DEGLI ESERCIZI.

L’obiettivo diretto e immediato del T.A. è il rilassamento; attraverso il raggiungimento di uno stato di distensione che la persona realizza autonomamente però, si produce il contemporaneo modificarsi di funzioni psichiche e somatiche tra cui il tono muscolare, la funzionalità cardio-vascolare, l’attività polmonare, l’equilibrio neurovegetativo e lo stato di coscienza. Si ottengono quindi modificazioni in senso opposto a quelle provocate da uno stato di tensione, di ansia e di stress.
Si può dire che, in generale, esso tenda a promuovere la tranquillità d’animo, l’armonia e la distensione.

In definitiva il T.A., sviluppando potenzialità e attitudini presenti in noi, è indirizzato a raggiungere uno stato di calma psichica e di rilassamento neuro-muscolare, ripristinando così il benessere psicofisico dell’individuo. Si tratta in altri termini di mettere in atto un allenamento contrapposto alla tensione.
Il Training Autogeno agisce in modo opposto allo stress, aspetto comprensibile se si pensa che i suoi effetti dipendono soprattutto da una parte del cervello chiamata "formazione reticolare ascendente".
La Formazione reticolare ascendente (F.R.A.) è un insieme di strutture nervose situate nel tronco dell'encefalo ed è in collegamento con tutti i nervi della sensibilità esterocettiva (tattile, pressoria, dolorifica, termica), propriocettiva (muscoli e tendini), interocettiva (visceri e vasi sanguigni). La F.R.A. raccoglie tutti i dati provenienti dalla periferia del corpo, che a sua volta li registra dall'ambiente esterno, e li invia al cervello che poi provvede a reagire. In situazioni di stress l'attività di questo messaggero di informazioni è molto alta, così che il cervello, bombardato di stimoli, pone l'organismo in stato di allerta e vigilanza anche quando non esiste un reale bisogno. Quando gli stimoli in arrivo sono minimi, chiudendo per esempio gli occhi o stando in un ambiente silenzioso, la F.R.A. smette di trasmettere e l'organismo si rilassa. Ed è proprio così che il T.A. aiuta a rilassarsi: i suoi esercizi determinano una disattivazione della F.R.A. che si aggiunge a quella normale prodotta dallo smorzamento degli stimoli visivi e uditivi (occhi chiusi e silenzio); entra così in azione un'altra parte del cervello che si chiama "ipotalamo anteriore" che ha funzioni di riposo, riparazione e recupero. Esso a sua volta attiva il sistema nervoso vegetativo parasimpatico che induce al rilassamento. In pochi minuti il T.A. offre i benefici rigeneratori e riposanti del sonno fisiologico
Il  T. A. può dare molto a chi lo pratica con costanza, ma richiede anche motivazioni profonde, senza le quali l'allenamento risulta essere sterile. Chi spera di ottenere i risultati descritti sopra senza fare un po' di sforzo sbaglia.
Le difficoltà intrinseche della tecnica sono superabili con l'addestramento appreso con l’aiuto di un professionista, che valuta le controindicazioni e analizza di volta in volta le difficoltà e le difese che emergono nell’apprendere gli esercizi. La mancanza di fiducia in ciò che si sta facendo, il disimpegno personale ( non ho tempo…) e il volere ottenere tutto e subito sono ostacoli che spesso vanificano i risultati.

Ambiente: Deve essere tranquillo, confortevole, non rumoroso, in penombra.
 
Abbigliamento: Non deve essere costrittivo, quindi togliere cinte, orologi, occhiali, lenti a contatto e scarpe.
 
Durata: Una esercitazione non supera i 10-15 minuti. Va praticata sistematicamente, almeno due-tre volte al giorno nelle prime settimane di allenamento.
 
Si inizia con il primo esercizio e quando lo si è appreso, si aggiungono gli altri.

Dott. Renato Montemurro

TRAINING AUTOGENO PER BAMBINI

TRAINING AUTOGENO PER BAMBINI E ADOLESCENTI
Nell’infanzia e nell’intera età evolutiva le applicazioni del training autogeno sono innumerevoli e consentono di avvicinarsi anche ai bambini che manifestano disagio o problematiche specifiche dello sviluppo, favorendo il rilassamento in generale, per scaricare lo stress e le tensioni emotive fino ad alleviare o determinare la graduale scomparsa di alcuni problemi che si manifestano soprattutto con sintomi somatici o comportamentali.
Praticando tali esercizi si possono affrontare problematiche di ansia e di stress che si manifestano a livello organico, familiare, scolastico o sociale, poiché essi tendono a migliorare il contatto con le sensazioni fisiche, e conseguentemente con i vissuti interiori, di rilassamento, pace, equilibrio e sicurezza. I disturbi tipici dello stress infantile che vengono migliorati e per cui questo metodo si rivela utile comprendono gli stati di agitazione che possono essere manifestati attraverso sintomi di:
• enuresi (qualora essa compaia contestualmente o poco dopo sconvolgimenti psichici e non sia legata ad accertabili anomalie organiche transitorie o permanenti);
• ipersensibilità a rumori o a stimoli sociali (es. presenza di estranei);
• eccessiva sudorazione o rossore, spesso associati ad insicurezza o rabbia, durante le interazioni con altri bambini o durante le attività ludiche, scolastiche o sportive;
• irrequietezza diurna;
• insonnia, con o senza incubi e terrori notturni;
• crisi di pianto e di capricci frequenti ed immotivate;
• difficoltà scolastiche legate a mancanza di concentrazione, di memoria oppure a facile comparsa di stanchezza;
• disturbi transitori nello sviluppo del linguaggio generati o aggravati da cause psicologiche (es. ritardo nella comparsa del linguaggio, balbuzie, difetti di pronuncia e tendenza a mantenere il linguaggio infantile);
• disturbi gastrointestinali, come diarrea o stitichezza, non legati a cause patologiche ed associati a stati di tensione oppure a particolari fasi dello sviluppo che tendono a generare angoscia (arrivo di un fratellino-sorellina, ingresso a scuola, mutamenti di abitudini e stili di vita, cambiamenti di residenza, sostituzione di educatori ed altre figure affettive con cui il bambino intrattiene interazioni quotidiane, ecc.);
• tutti i problemi che si manifestano a livello fisico ma che, una volta escluse cause fisiologiche, compaiono in concomitanza di fattori di stress (es. tosse nervosa,
bruxismo, febbre lieve ripetuta in occasione del rientro a scuola, di esami o di competizioni sportive).

IPNOSI: COSA E', COSA NON E'

IPNOSI: COSA E', COSA NON E'

L'IPNOSI CLINICA.

A CURA DELLA DOTT.SSA EMANUELA BOLDRIN

Storia dell’ipnosi .

 L’ipnosi è nota sin dai tempi dell’antichità. I sacerdoti dell’antica Grecia e dell’Egitto la usavano per fini religiosi, rafforzando la loro autorità con “miracoli” e guarigioni. Gli antichi indù, fachiri e gli sciamani dell’Africa centrale riuscivano ad autoipnotizzarsi contemplando la punta del naso o del proprio ombelico. In questo stato perdevano la sensibilità al dolore o al calore e potevano essere punti o cauterizzati.
Nel 1700 il medico svizzero Franz Anton Messner partendo dallo studio dei testi di Paracelso, cominciò ad usare l’ipnosi in seguito alla scoperta che alcuni pazienti selezionati rispondevano in maniera soddisfacente a leggeri colpi sulle braccia e sulle parti sofferenti ed a suggestioni di sonno. Attribuì tali risultati al trasferimento sui pazienti di una qualità di “magnetismo minerale ed animale”, elaborando la teoria che in ogni sostanza fosse presente un fluido con proprietà risanatrici e di modificazione dei corpi. Se il fluido non circolava bene, quindi, l’uomo si poteva ammalare. La terapia ipnotica di Mesner si avvaleva di magneti/calamite che venivano posizionati su diverse parti del corpo e ristabilivano il fluido originario.
La comprensione psicologica del fenomeno iniziò nel 1841 con James Braid che dapprima la avversò ma poi ne divenne il più ardente fautore. Fu lui che inventò il termine Ipnotismo e che cercò di stabilirne una validità scientifica.
Nel 1800, il neurologo Charcot, docente alla scuola della Salpetriere, formulò la teoria sulla genesi dell’ipnosi fondata su una concezione energetica, la considerava come uno stato nevrotico prodotto sperimentalmente o patologico inducibile nelle persone isteriche. Agendo sia manualmente su alcune zone cutanee (testa, ovaie) sia sull’immaginazione (con soffi d’aria sul volto o fissazione di una fiamma) era possibile riprodurre degli stati isterici con immobilità, chiusura delle palpebre ed insensibilità completa.
Anche Freud utilizzò l’ipnosi prima di mettere a punto la psicoanalisi; egli aveva intuito che si trattava di una valida forma di suggestione, ma poi la abbandonò considerandola troppo direttiva. L’evoluzione dell’ipnosi verso la forma in cui è oggi praticata clinicamente, la si deve al medico e psichiatra M. Erickson (soprannominato Mr. Hypnosis) che utilizzò l’ipnosi in modo creativo fino alla sua morte nel 1980. Egli si avvaleva di una serie di rituali standard, basati su un particolare stile comunicativo; osservava i minimi cenni del corpo, adattando ad essi le proprie suggestioni, utilizzava l’individualità del paziente, la sua unicità. Era capace di indurre una trance partendo da racconti, ricordi, episodi della sua vita o fatti inconsueti che sembravano non essere collegati per nulla al problema del paziente, che poi veniva congedato senza ricordare nulla di quanto accaduto. Scopo della sua ipnosi era quella di accedere al potenziale inconscio ed alla capacità naturale di apprendere del soggetto.
Nel 1957 in Italia fu praticato il primo intervento di appendicectomia con l’ipnosi e ciò contribuì ad una analisi più scientifica di questo strumento e dei suoi campi di applicazione.

Che cos’e l’ipnosi? 

Ci sono varie definizioni associate all’ipnosi. IPNOSI etimologicamente significa “sonno”. Tuttavia essa non può essere definita come tale ma, in generale, come una modalità di funzionamento del sistema nervoso, uno “stato alterato di coscienza”, diverso sia dal sonno naturale che dalla veglia, che in seguito a stimoli precisi attiva un processo mentale ed un coinvolgimento del corpo. L’ipnosi è anche una tecnica terapeutica che conduce il soggetto da una condizione di “sonnolenza” ad una di “sonno apparente”, con integrità di coscienza fino ad una condizione di “sonno profondo”. A livello neuropsicologico l’ipnosi si pone così all’interno del continuum dei livelli di vigilanza dell’individuo, in cui l’eccitazione e l’inibizione della corteccia cerebrale, cioè dell’attività nervosa superiore, crescono in modo diverso. Il processo ipnotico si distingue da quello della veglia, del sonno e della fase REM (sogno), proprio perché a determinarlo intervengono strutture cerebrali diverse da quelle degli altri tre processi, e con modalità differenti. L’ipnosi può essere classificata sia secondo un criterio quantitativo (di profondità del sonno ipnotico) sia secondo un criterio qualitativo: si hanno allora lo stato di ipnosi letargico, catalettico e sonnambulico.
- Nella fase letargica il soggetto sprofonda in uno stato stuporoso con la tendenza a non reagire a forti stimolazioni esterne come rumori o a sollecitazioni del corpo.
- La fase catalettica è quella nella quale si induce ad un irrigidimento della muscolatura che permette di mantenere le posizioni suggerite per molto tempo. Ad esempio la mano del soggetto, sollevata dall’ipnotista, resta nella posizione in cui è stata posta senza che il soggetto non dia alcun segno di stanchezza, sino a quando il terapeuta non gliela abbassi o gli ordini di abbassarla.
- Nella fase sonnambulica invece la persona può muoversi, camminare, reagire alle sollecitazioni del terapeuta e sembrare sveglio. È solo in questo stadio che è possibile indurre fenomeni di automatismo come ad esempio il grattarsi.

Cosa non è l’ipnosi?

Si dimentichi la classica frase “A me gli occhi!”. L’ipnosi non può essere indotta da uno sguardo magnetico o da un fluido emesso dall’ipnotista. L’ipnosi non è una cura ma un insieme di strumenti (metodiche) che possono essere usati/e per alterare lo stato di coscienza di una persona.

 Freud rifiuta l'ipnosi per due motivi:
1. Perchè ha effetto temporaneo come più volte sottolinea
2. Per il semplice fatto che l'ipnosi è una tecnica che stimola principalmente il subconscio, ma per guarire dall'isteria si dovrebbe agire invece nello stato vigile, in modo da superare le proprie paure, i propri dubbi e i propri problemi.

L'ipnosi serve per conoscere le cause ma non a superarle, per Freud l'ipnosi non serve per curare, per risolvere il problema.

 L’ipnosi non è una pratica “spettacolare”.

Come agisce sul cervello? 

L’ipnosi abbassa temporaneamente lo stato di coscienza dell’emisfero sinistro e “parla” direttamente a quello destro. Inoltre crea un ponte tra mente e corpo attraverso l’azione dell’ipotalamo che si trova nel sistema limbico. Nell’emisfero sinistro, quello dominante, è collocata la parte conscia e razionale della mente, in quello di destra la parte inconscia e irrazionale basata sul piacere, la fantasia e le emozioni.
L’ipotalamo, sotto l’effetto dei suggerimenti dati in ipnosi, converte gli impulsi nervosi della mente in messaggi ormonali tramite la ghiandola ipofisi. I messaggi ormonali modificano la reazione dell’organismo agendo anche sulle difese immunitarie.

Ci sono soggetti predisposti o non adatti all’ipnosi?

Molti fenomeni ipnotici sfuggono ad un’analisi rigorosa perché non si può studiare l’ipnosi se non si tiene conto del soggetto in quanto realtà concreta e unica nel suo insieme. Per “entrare” nel profondo di una persona, quindi, è necessario disporre di quante più informazioni è possibile, oltre a rispettare la sua individualità e la disponibilità al trattamento.
Certamente esiste una maggiore o minore suscettibilità a sviluppare ipnosi. Sono importanti, in questo senso, i fattori legati all’ambiente in cui la si attiva, la personalità del paziente e quella dell’ipnotizzatore. Nell’ambito di questa forma di approccio un ruolo importante sono le aspettative reali e implicite di entrambi i soggetti (terapeuta-paziente) e dal grado di empatia che si stabilisce tra i due.
Per quanto riguarda il paziente, vanno considerate le capacità che Hilgard chiama di “involvement” cioè di partecipazione totale, intensa di tutta la persona a particolari esperienze (musica, lettura, arte) motivazioni, aspettative. Tra quelli riferibili all’ipnotista ci sono la capacità di comprendere i bisogni del soggetto, essere sicuri, chiari e semplici, sentirsi parte dell’altro entro certi limiti. In alcune situazioni, ad esempio, quando l’unica motivazione è eliminare il dolore, ci sono maggiori probabilità di successo, sempre che si usi l’induzione adatta.

L’ipnosi fa male?

L’ipnosi è di per se innocua. Tuttavia vi sono situazioni in cui non va usata, così come altre in cui può essere impiegata evitando però l’applicazione di certe tecniche e adottando un’adeguata condotta.
Essa è generalmente controindicata in presenza, nell’individuo, di problematiche psicologiche profonde ovvero quando l’Io è debole o sono presenti forti conflitti inconsci. In questo caso, l’ipnosi potrebbe arrivare ad aggravare lo stato psicopatologico. Dal momento che è una tecnica che dissocia i due emisferi cerebrali, essa è controindicata a coloro che soffrono di disturbi, borderline, di personalità, di possibile scompenso psicologico del pensiero, problemi  psichiatrici. Da evitare anche il suo utilizzo per l’eliminazione di sintomi somatici, espressione di meccanismi di difesa e di compensazione, quali certe diarree e ipertensioni; infine è sconsigliabile l’induzione di conflitti e di regressioni di età in pazienti ipertesi, ipertiroidei, cardiopatici di una certa gravità in cui le emozioni violente possono avere gravi ripercussioni.
Seppure le controindicazioni non siano molte, è comunque necessaria un’adeguata informazione sia da parte di chi viene indotto all’ipnosi sia da parte di chi la induce.

Si può indurre lo stato di ipnosi sugli anziani e sui bambini?

Fino a pochi anni fa, si credeva che gli anziani fossero refrattari all’ipnosi, a causa della maggiore rigidità della loro corteccia cerebrale.
L’esperienza clinica ha invece dimostrato che si ottengono buoni risultati, soprattutto nel voler restituire sensazioni di vitalità e di entusiasmo. Per quanto riguarda i bambini, la disponibilità all’ipnosi è molto elevata nei bambini dai 6 a 8 anni di età, raggiunge il massimo verso i 10 per poi diminuire gradualmente fino ai 14 anni, quando acquisisce stabilità. Per l’ipnosi con i bambini si può facilmente sfruttare il linguaggio simbolico delle favole; in pediatria viene utilizzata l’ipnosi soprattutto per le dermatiti e per i problemi respiratori.

Cosa succede in una seduta di ipnosi?

Durante una seduta di ipnosi viene inibita la relazione dell’individuo col mondo esterno e con la motilità, cioè l’attività muscolo-scheletrica controllata dall’Io. In queste condizioni il soggetto vive il rapporto col proprio corpo in modo diverso dall’esperienza quotidiana in funzione della limitata partecipazione dell’Io.

È possibile l’autoipnosi?

Si. Con un allenamento, la pratica corretta, con motivazione e serio coinvolgimento nel processo si può dirigere la volontà e cooperare nel processo, producendo uno spontaneo rilassamento.

Cos’è la trance?

La trance è una condizione di attenzione responsiva, una dissociazione dell’Io che, a seconda delle peculiarità del soggetto, può sfociare in una forma di meditazione profonda, in una creazione artistica o in uno stato di sonnambulismo con conseguente amnesia di quello che è avvenuto. Per far scattare la “trance” vengono usate generalmente immagini, metafore e suggestioni verbali.

TAPPE DI UN PROCESSO IPNOTICO

Induzione Il passaggio dallo stato di coscienza “normale” a quello “modificato” secondo un livello definito ipnotico, si può ottenere con vari modi e tecniche. Generalmente vengono evocate, da parte dell’ipnotista, emozioni, sensazioni, visualizzazioni, associazioni mentali nelle quali siano presenti elementi simbolici (fuoco, acqua ecc.). Attraverso tali evocazioni, si creerà una certa intimità tra terapeuta e paziente, presupposto indispensabile per il successo dell’ipnosi. Attraverso il rilassamento ipnotico, le visualizzazioni ed altri processi ancora, il soggetto vive nuove modalità espressive e di comunicazione, catarsi, diversi modi di rapportarsi col corpo ecc.
L’induzione può venire svolta attraverso le parole o con gli oggetti. I percorsi avvengono gradualmente ed interessano nell’ordine il sistema uditivo, quello ottico ed infine quello muscolare. In alcuni casi il terapeuta può sfiorare il soggetto con la mano andando a stimolare anche i recettori cutanei.
Una modalità spesso utilizzabile per l’ipnosi è quella denominata distensione immaginativa e si esplica in 3 fasi:

Contrazione-distensione: il soggetto viene addestrato ad apprendere la differenza tra tensione (legata alla contrazione muscolare) e rilassamento (assenza di attività muscolare).

Contrazione-distensione visualizzata: il soggetto impara a rappresentarsi visivamente senza fare alcun esercizio di contrazione-distensione imparato nella fase precedente.

Inventario corporeo: il soggetto deve orientare la sua mente sulle varie parti del proprio corpo, sperimentando le possibilità immaginative correlate a questa esplorazione.

L’opinione più diffusa è che in una seduta di ipnosi, la persona ipnotizzata e messa in trance possa uscire da tale stato solo a seguito di un comando dell’ipnotista. In parte può essere così, ma bisogna considerare che la volontà del soggetto rimane sempre a galla, per cui senza il consenso del paziente il processo ipnotico risulta vano e non fa raggiungere concretamente gli obiettivi. La chiarezza di obiettivi, la condivisione di intenti e di contesto ottimale sono i presupposti fondamentali nella riuscita delle induzioni ipnotiche.

IMPIEGHI DELL’IPNOSI

L’ipnosi si è rivelata molto utile in ostetricia, anestesiologia, chirurgia ed odontoiatria con finalità diverse.

Ipnosi e ostetricia In ostetricia l’ipnosi può rappresentare un valido aiuto sia nel periodo della gestazione che al momento della nascita, eventi che possono essere vissuti con grande calma, serenità, fiducia in sé stesse, se si è riusciti a stabilire il giusto equilibrio psicosomatico, a facilitare lo scarico delle pulsioni aggressive e potenziare le motivazioni attraverso una condotta attiva e cosciente. L’ipnosi può inoltre consentire di vincere i disturbi legati alla gestazione quali nausea, vomito, ansia, insonnia e la componente “dolore” legata al parto.

Ipnosi e anestesiologia L’ipnosi può, in certi soggetti particolarmente recettivi, sostituire del tutto l’anestesia farmacologica, quando essa sia controindicata, o venire associata a dosi minori di anestetico non solo in interventi di piccola chirurgia ma addirittura in tagli cesarei, nonché in isterectomie o in altri interventi. Nel dolore le componenti psicologica e relazionale spesso prevalgono; in ipnosi si possono utilizzare tali componenti come informazioni per indurre rilassamenti e visualizzazioni. Una nuova tecnica usata è quella della progressiva diminuzione della mappa cerebrale, imparando a renderla progressivamente sfocata e poi inattiva nel trasmettere il dolore.

Ipnosi e chirurgia In chirurgia l’ipnosi dovrebbe permettere di affrontare con maggior sicurezza e minor ansia l’intervento, di ridurre la fatica cardiorespiratoria, epatica e renale, di attenuare o abolire rapidamente sintomi postoperatori quali tosse, vomito, ritenzione urinaria e di accorciare il periodo postoperatorio.

Ipnosi e odontoiatria Il campo di lavoro dell’odontoiatra è la bocca: una miniera di sensazioni, impulsi, emozioni e sentimenti. Sono frequenti le sensazioni d’ansia nel recarsi dal dentista; ecco allora l’importanza di aiutare il paziente ad affrontare ciò che lo preoccupa spostando l’attenzione da un piano percettivo ad un altro, cioè dal piano cinestetico a quello uditivo. In odontoiatria, tramite l’ipnosi, si può eliminare il vomito, si può ottenere l’immobilità della lingua e delle guance, si può ridurre la secrezione salivare, facilitare la presa di impronte e di radiografie oltre che ridurre l’ansia e la paura anche nei bambini.

L’ipnosi viene presa in considerazione inoltre nei disordini dell’alimentazione, nel controllo del fumo e nei disturbi legati all’impotenza ed alla frigidità.

Cura il tuo carattere perchè diventerà il tuo destino.

Quello a cui opponi resistenza persiste Carl Jung

Quello a cui opponi resistenza persiste.

Quello a cui opponi resistenza persiste.

"Quello a cui opponi resistenza persiste” è una citazione che appartiene allo psicoanalista e antropologo svizzero Carl Gustav Jung, e attraverso la quale egli ci spiega come tutto ciò che non abbiamo portato alla coscienza e che quindi non abbiamo accettato interiormente, torna sotto forma di destino nel mondo esteriore. Cosa significa esattamente? Significa che non ha senso opporre continuamente resistenza in tutto ciò che si presenta nella nostra quotidianità, sperando così di poter vivere una vita migliore o addirittura migliorare il mondo, è tutto inutile. Per “vedere” dei cambiamenti nella nostra vita e nel mondo nel quale viviamo, dobbiamo entrare in un nuovo stato di coscienza, che non tende a opporre resistenza, ma tende ad accettare ciò che noi in realtà vogliamo. Perché sembra un paradosso, sembra una situazione tragicomica, ma se ci fate caso, vi accorgerete come noi tendiamo a dare importanza a ciò che in realtà non vogliamo, quindi opponiamo resistenza, e così facendo stiamo indirizzando la nostra energia, la nostra concentrazione, le nostre attenzioni, verso ciò che… NON vogliamo!

Ecco perché questo mondo “gira al contrario”, perché siamo proprio noi che sfidiamo le leggi Universali che lo regolano, in quanto ogni volta che opponiamo resistenza a ciò che si è “manifestato” non facciamo altro che aggiungere energia e potere a quell’avvenimento o a quella circostanza. Chi è contro la guerra crea altre guerre, chi è contro la droga crea la nascita di altre droghe, chi combatte il terrorismo crea altro terrorismo e via dicendo. Guardatevi attorno con sincerità e capirete che è realmente così, perché questa è la legge dell’Universo, e Jung quando disse “Quello a cui opponi resistenza persiste” intendeva proprio questo. La gente crede che per eliminare un problema sia necessario concentrarsi su di esso; ma tutto ciò è fuori luogo, che senso ha per noi focalizzare tutta la nostra energia per quel particolare problema anziché concentrarci sulla soluzione? In tutto ciò mi viene in mente la geniale affermazione di Madre Teresa di Calcutta quando la invitarono ad una manifestazione contro la guerra e rispose: “Non prenderò mai parte a una manifestazione contro la guerra, ma se ne organizzate una a favore della pace invitatemi”. Questo significa “non opporre resistenza”, che non vuol dire tralasciare il problema come in molti suppongono, ma significa focalizzare l’attenzione, quindi pensieri ed energia, in ciò che è la soluzione del problema. Invece di essere contro la guerra, siate a favore della pace, invece di essere contro il terrorismo, siate a favore dell’integrazione. Avrete notato, ad esempio, che alle elezioni politiche vince quasi sempre il candidato a cui la gente è spesso contraria! E secondo voi, perché succede?

Per le persone vale la stessa legge come per le situazioni e gli avvenimenti, più ricevono pensieri e attenzioni dalla folla, più diventano potenti. Ecco perché vale il detto del grande (pare fosse alto 1,91cm!)Oscar Wilde “Bene o male, purché se ne parli”. Ed è il motivo per cui tutti tendono a comparire in Tv: più se ne parla, più attenzioni ricevono, e di conseguenza, maggiore energia e più potere. Se fossimo più “furbi” e non focalizzassimo l’attenzione su certe situazioni o persone, queste stesse smetterebbero di esistere, il problema si dissolverebbe e svanirebbe in breve tempo. Ma il mondo “gira al contrario” e alle persone piace focalizzare le proprie attenzioni sugli eventi negativi del mondo e in questo modo altro non fanno che amplificare questa negatività, come delle antenne trasmettitrici, introducendo nel contempo altre cose negative in questo mondo ma anche nella loro vita, perché per risonanza il simile attrae il simile. Quando vi appare una persona, un’emozione, una situazione o un’immagine che voi non volete, sta a voi cambiare il vostro modo di pensare ed emettere un nuovo segnale che sia di “soluzione”. Pensate che i Telegiornali trasmettano “per caso” notizie di cronaca, morti, stragi e brutte notizie in generale? Certo che no e la colpa di queste notizie è soltanto nostra. Se gli indici d’ascolto s’impennano ogni volta che succede una catastrofe nazionale o internazionale, un motivo ci sarà, o no? I giornali e le tv ci forniscono un numero maggiore di notizie di cronaca, perché è questo che chiediamo noi come massa.

Il mondo tornerà a girare come natura comanda quando inizieremo a concentrare le nostre attenzioni su ciò che realmente vogliamo anziché su ciò che NON vogliamo. Noi, per il semplice fatto di esistere, abbiamo un grande potere, quello di creare la nostra realtà, ma dobbiamo imparare ad usarlo a nostro favore, per il nostro bene e per quello degli altri. Quando vi concentrate sulle cose buone, e vi sentite bene, state pur certi che porterete altre cose buone al mondo. Ricorda: “Quello A Cui Opponi Resistenza Persiste” .

Stefano Abrate

HR Director Italy, Greece & Turkey at Resources Italy

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